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A lavoro... a cavallo!

"Venerdì è arrivata davanti alla sede di lavoro a dorso di cavallo, il suo Monastir, un esemplare di 12 anni di purosangue arabo. Lo ha "parcheggiato" nei recinti del vicino ippodromo, "dove è stato accuditissimo", e poi è entrata in ufficio. Quella di Tabita Gurioli, impiegata al servizio clienti telefonico di un istituto di credito, è stata una protesta "nei confronti della mia capoufficio che non mi ha concesso lo smart working, che pure la mia azienda concede per otto giorni".



Fonte: la Repubblica



Lo Smart Working dovrebbe permettere proprio questa flessibilità ed avvantaggiare i lavoratori e le aziende nel mantenere un determinato livello di efficienza senza rinunciare alla semplificazione della vita personale delle proprie risorse: lavorare da casa avrebbe permesso alla dipendente di non prendere un giorno di ferie, ed al contempo avrebbe consentito all'azienda di contare su un ulteriore effettivo a lavoro nonostante gli impedimenti, tutti vincitori.



Il "capo" in quanto tale secondo la mia visione c'entra poco in questa dinamica, ed è forse un target sbagliato per la protesta, che dovrebbe essere per maggior completezza indirizzata verso la mancanza di formazione che eviterebbe situazioni di questo tipo, verso l'assenza di regolamentazioni puntuali, verso un modello a dir poco antiquato, in cui cavalli e cavalieri trovano sicuramente ampio spazio.

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