• Quest’articolo nasce da un mia ispirazione a voler parlare di cucina, argomento a me molto caro, oggi balzato come stella su tutti i tabloid e argomento di conversazione anche nei migliori salotti…

C’è un gran parlare di slow food, cucina fusion, flexiteriana, vegana, vegetariana…, corsi di cucina, programmi televisivi nazionali e mondiali…

Tutto oggi, tra i fornelli, grida al benessere ed all’equilibrio!

Ma non posso, da romana, non fermare la mia attenzione e il mio palato alla cucina nostrana , una cucina, quella romana, definita nella storia una cucina “povera”, che oggi si è diffusa prepotentemente fino a diventare una realtà nazionale e molto apprezzata anche all’estero, sia pur in versioni spesso a dir poco fantasiose!

E così ho avuto l’idea di scrivere un articolo a quattro mani, con mio papà Ernesto, esperto ed appassionato di questa cucina, presentandovi alcune realtà tipicamente romane e direttamente testate da noi e da lui in particolar modo.

Qui di seguito il nostro modesto suggerimento: innanzitutto pensiamo che per gustarla al meglio è necessario che il cibo sia preparato al momento e secondo le ricette tradizionali, senza voli pindarici alla ricerca del nuovo a tutti i costi , inoltre che il locale abbia pochi tavoli, che l’arredamento sia quello tipico delle osterie con tavoli apparecchiati con semplicità e che sia frequentato dal pubblico di quartiere che colloquia con il proprietario e i camerieri.

Questo è quello che si intende per atmosfera e che è parte molto importante del menù!

1. Da ojo a casa mia a Testaccio

nato nei primi anni 90 e gestito dalla signora Cristina, testaccina doc, presenta le caratteristiche citate in precedenza, anche se da poco ha aumentato gli spazi.

Tutti i cibi romani sono presenti nel menù e cucinati al momento, tra questi tonnarelli cacio e pepe, rigatoni alla gricia, coratella e pajata e un antipasto(!?) romano con lingua, nervetti e fagioli con sedano.

La frequentazione (siamo a Testaccio) si è allargata da quella locale a quella cittadina e non è raro trovare clienti milanesi e veneti  che, una volta assaggiata la qualità del cibo magari perché invitati, tornano sul luogo del delitto (gastronomico).

2. Yotvata a Piazzetta Cenci

il locale si presenta con arredamenti con troppo semplici che quasi non verrebbe voglia di entrare,  anche se in estate i tavoli all’esterno sono gradevolissimi.

Il cibo è quello della tradizione ebraico-romana: spaghetti al cacio e pepe – che io giudico tra i migliori- carciofi alla giudìa, filetti fritti di baccalà -eccezionali per leggerezza di frittura e qualità del pesce -, frittura in generale e i dolci della tradizione, in particolare crostate.

A proposito di fritti fate attenzione perché ordinando il classico piatto di attesa da mettere a centro tavola si riceve un piatto superabbondante e si arriva alla cena già sazi!

Il locale inoltre, è chiuso il venerdì e riapre il sabato sera nel rispetto della tradizione ebraica.

3. La Foglietta in via Enna 21

un piccolo locale con cucina a vista e nel suo genere molto curato.

I cibi sono quelli  romani tradizionali, con la caratteristica di non essere sempre presenti nel menù.

Ottimo il cacio e pepe, fatto spesso con pasta fatta in casa (tipo scialatielli), amatriciana, carbonara e cottura alla brace di abbacchio a scottadito. Simpatico e in un certo senso raffinato, il menù, che fra l’altro illustra il motivo del nome del locale: foglietta (in romano fojetta) è infatti il nome del mezzo litro di vino servito nel classico boccale da osteria.

4. Da Cesare in zona Casaletto

Classica trattoria di quartiere con gestione tipicamente familiare, tra cucina, servizio e cassa ci trovi tutta la famiglia.

Questa atmosfera familiare è completata da una clientela che conversa amabilmente con proprietari e camerieri scambiandosi informazioni sulle rispettive famiglie, tanto da sentirsi calati in un mondo antico per fortuna non ancora del tutto scomparso.

Il cibo non poteva che essere intonato all’ambiente: cibi naturalmente semplici e saporiti cucinati espressi secondo i criteri della mamma o della nonna.

Anche qui attenti alle porzioni che non sono certamente ridotte….

5. Trattoria Nomentana in Via Nomentana

L’atmosfera è simile a quella  di Cesare e della Foglietta: pochi tavoli, clienti locali, familiarità diffusa.

La cucina è ottima, con la particolarità di annoverare il pesce, soprattutto crostacei e molluschi con evidenti ricadute sui condimenti dei primi piatti: di più, prenotando con 3-4 giorni di anticipo è possibile ordinare aragoste freschissime preparate a piacere (la maionese è fatta a mano, per chi preferisce questa salsa ), nel qual caso ovviamente il prezzo compie un notevole salto, giustificato dall’elevata qualità del cibo.

Naturalmente sono presenti, e con ottimi risultati, i cibi romani più tradizionali.

Speriamo con questo articolo di avervi incuriosito e magari stimolato ad un confronto fra le diverse realtà in cucina, a noi per parte nostra é venuta una gran fame!!!!