Questo è un argomento me molto caro, viviamo oggi in una realtà in continuo mutamento, dove una moda o un’idea vola via soffiata dal vento veloce del cambiamento.

Il mondo in questi ultimi anni, fra il dilagare della digitalizzazione, dei social media e delle più sofisticate tecnologie, è cambiato bruscamente.

Ci sono oggi due nette e diverse scuole di pensiero che confliggono fortemente: da una parte ci sono “i tradizionalisti”, che non sono per forza quelli anagraficamente più anziani, dall’altra “gli innovatori” quelli per il quale il principio eracliteo del “tutto scorre” é verbo e sostanza.

E allora viene da dire: è il mondo del lavoro che figure ricerca? A cosa dobbiamo guardare?

La risposta più ovvia e più corretta sembrerebbe quella data dagli innovatori: cultura tecnica, ingegneristica, informatica e chi più ne ha più ne metta si potrebbe dire!

E invece leggiamo dovunque che la figura professionale del domani debba essere un IBRIDO come lo ha definito il prof. Piero Dominici, docente. Perugia.

Una figura, quella ibrida, che coltivi innanzitutto le proprie passioni, che sia specchio di autenticità.

Eh sì autenticità, perché in questo mondo tutto digitale, tutto social oggi vince solo che é vero, chi fa di questi nuovi strumenti di comunicazione e diffusione solo uno specchio di chi egli realmente é.

Occorre saper mescolare le due culture la conoscenza è la creatività, dobbiamo saper coniugare umano e tecnologico.

Ed ecco che scendono in campo requisiti come l’empatia, gli interessi, le passioni, insomma tutto ciò che ci emoziona affinché faccia da collante fra l’essere umano e il mondo tecnologico.

Occorre essere interdisciplinari, “caleidoscopici” direi, occorre saper vedere oltre e, perché no, anche usando un po’ di immaginazione!

Ed ecco qui il “grande equivoco” se possiamo definirlo così!

Di questo se ne parla spesso e sempre più la conclusione é la medesima: mettere sempre in risalto l’aspetto umano a supporto dell’aspetto scientifico.

É dato attuale infatti che fra i giovani é boom di iscrizioni al liceo classico e in grande crescita le iscrizioni ai licei in generale.

Roberto Vecchioni, cantautore e docente in diversi licei classici in Lombardia ha recentemente ribadito come “la cultura classica ci renda liberi”.

Riflettevo così, per fare un po’ di ironia, sull’uso, per noi dire abuso, di tanti neologismi inglesi ormai considerati necessari nella comunicazione e distintivi di una presunta professionalità nel mondo del lavoro, dimenticandosi però che, per accedere al mondo del lavoro occorre presentarsi con un “curriculum”, che strano a dirsi, é termine latino!

E questa riflessione permettetemi a me, donna dalla cultura classica, ha fatto sorridere.

Per concludere, credo che questo nuovo mondo 4.0 abbia portato con sé un aspetto importante ed interessante.

In questa nuova realtà infatti occorre essere veri, autentici, passionali, interdisciplinari, appassionati, umani…e credo che questo sia il più bel regalo che ci abbia potuto fare la tecnologia.